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Storia di un padre separato e di un figlio negato. PDF Stampa E-mail
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 Storia di un'ingiustizia di uno dei tanti papà che non riesce a vedere il proprio figlio.

Da radiocarcere.com -  di Emile - Un padre separato, un figlio negato e una giustizia incapace a tutelare quel diritto. Il diritto di un padre di poter incontrare il proprio bambino. Il diritto di un bambino di vedere suo padre.
Sono decine di miglia in Italia i padri e i figli che vivono questa incredibile ingiustizia. I coniugi si separano. Il giudice affida il bambino alla madre e riconosce al padre il diritto di incontrarlo periodicamente. Ma accade che la madre non rispetti questa disposizione del giudice. E di fatto impedisce al padre di incontrare suo figlio. Inutili saranno le istanze di quel padre al giudice civile. Altrettanto inutili saranno le denunce di quel padre al giudice penale. Nel nostro ordinamento non esiste uno strumento giuridico idoneo a costringere una madre a far vedere il figlio al padre. Non esiste un strumento giuridico per tutelare quel diritto. Restano solo le storie a testimoniare l’ingiustizia. Drammatiche vicende di padri e di figli separati.

L’atto inutile. Una storia di straordinaria ingiustizia. Purtroppo non un caso isolato.
Il 26 marzo 2003 viene alla luce in una clinica romana un bambino di circa tre chili. Romolo (i nomi sono di pura fantasia ma la storia è vera),  bambino sano, a cui dei genitori senza molta fantasia gli appioppano il nome del nonno.
I primi quattro anni di Romolo non differiscono di molto da quelli di tanti altri bambini. Il 28 maggio 2007 però la vita del giovane rampollo cambia drammaticamente. I genitori decidono di separarsi. L’evento già di per sé traumatico acquisisce una valenza catastrofica poiché determina la perdita del padre.
Il 17 settembre 2007 Riccardo e Margherita dopo mesi di liti giungono ad un accordo. Mettono nero su bianco. Il piccolo sarà affidato ad entrambi e vivrà a Roma nell’abitazione della madre. Il padre potrà tenerlo due pomeriggi infrasettimanali, due weekend al mese. Le feste natalizie le passerà ad anni alterni con la madre o il padre.
L’accordo  viene formalmente siglato  e il 29 gennaio 2008 il tribunale di Roma emette un decreto di affidamento congiunto che recepisce e ratifica l’accordo raggiunto dalle parti. L’atto inutile. Riccardo è soddisfatto. Illuso. Non conosce l’ingiustizia italiana. Non immagina che il 29 gennaio 2008 ha di fatto perso i figlio e che questo ha perso il padre.
Margherita senza nessuna ragione nega a padre e figlio la possibilità di stare insieme. L’accordo tamquam non esset. Margherita non risponde al telefono e ignora le richieste che Riccardo gli fa personalmente e tramite il suo avvocato.
Nel  febbraio 2008 Massimiliano incontra Romolo una sola volta. L’ultima.
Il 26 febbraio 2008 comunica a Margherita  che avrebbe preso il figlio il 29 febbraio. Margherita risponde che  non è possibile poiché è a Cortina per la settimana bianca. Il 28 febbraio Riccardo insiste, un ulteriore telegramma, nel quale fa presente che sarebbe andato a prendere il minore a scuola martedì 4 marzo e giovedì 6 marzo.
Margherita è lapidaria, niente da fare è a Milano. Riccardo si rende  disponibile ad andare a prendere il figlio a Milano per tenerlo con sé dal 28 marzo al 30 marzo e dal 4 al 6 di aprile. Margherita risponde che non sarebbe stato possibile in quanto era già stata programmata una partenza per Montecarl. Uno spiraglio: Margherita comunica che sarà a Roma il giorno 25 e 26, giorni in cui Romolo sarebbe stato a disposizione del padre. E aggiunge che per la Pasqua trovandosi Montecarlo qualora Riccardo avesse voluto vedere il figlio si sarebbe dovuto recare nel principato.
Roma, l’abitazione materna, Riccardo trova solamente la domestica. Il viaggio a Montecarlo.  Margherita chiede di essere raggiunta presso un ristorante. All’arrivo Riccardo apprende che Romolo non potrà andare con lui, ma che se vuole può pranzare con il figlio la madre e il suo nuovo compagno. Riccardo si allontana muto per cercare di non creare traumi al figlio. Ennesimo telegramma nel quale Riccardo si lamenta dell’accaduto e chiede di vedere il figlio  nel weekend successivo.
Un'altra risposta positiva: Romolo è a disposizione del padre sabato 5 aprile alle ore 10. Stessa sorte delle precedenti: la domestica non sa cosa dire e Riccardo non sa più che cosa fare. Chiede aiuto all’avvocato. Vuole che il giudice che ha siglato l’accordo intervenga. L’avvocato gli risponde che nulla può e gli consiglia di contattare un collega penalista per sporgere una denuncia. Atto presentato alla stazione dei carabinieri il 10 aprile 2008.
Il calvario di Riccardo e Romolo però non muta. Il 26 maggio vi è udienza presso il Tribunale dei minorenni. Il giudice in seguito alle lamentele di Riccardo consiglia di iniziare ad azionare il decreto di cui dispone, quello famoso del 29 gennaio. Nuovo scambio di telegrammi. L’appuntamento è a Milano. Nessuna risposta al  citofono. Tentativo sul telefonino, ovviamente staccato. Ore 18 si aprono le porte del comando dei carabinieri di via Moscova.
Il maresciallo chiama Margherita. Dopo un breve colloquio afferma che non ci sono  problemi e che  Margherita gli aveva chiesto di richiamare alla presenza di Riccardo. Nessuna risposta. Giunge invece la telefonata dell’avvocato di Margherita, terminata la quale il Maresciallo inizia a sporgere la denuncia. Il 28 giugno 2008 Riccardo credeva che sarebbe stato il giorno buono. L’avvocato gli aveva detto di avere concordato con l’avvocato di Margherita la possibilità di prender il figlio per il fine settimana a Porto Cervo.
La stazione dei carabinieri di Porto cervo non ha nulla da invidiare a quella di via Moscova. Il lunedì telefonata disperata  all’avvocato, la risposta:  nulla posso,  è utile contattare il penalista che sicuramente potrà fare qualcosa. Seconda telefonata.
L’avvocato quasi vergognandosi risponde che nessuno avrebbe potuto costringere la madre a dargli il figlio e che la denuncia era ferma da più mesi in attesa di un adempimento burocratico: l’elezione di domicilio. Riccardo chiude la telefonata: ho perso un figlio e lui ha perso un padre.

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