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Codice della famiglia, poligamia in calo PDF Stampa E-mail
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 Marocco - Poligamia in diminuzione, più divorzi e aumento dei matrimoni, soprattutto quelli di donne maggiorenni, e un atteggiamento in genere positivo da parte dei magistrati: questo il bilancio di tre anni di applicazione della riforma del codice della famiglia (Moudawana)
in Marocco, dove però rimane alta la violenza domestica e coniugale. Il bilancio, presentato in una conferenza stampa a Rabat, è stato preparato dal Centro di informazione e osservazione delle donne marocchine (Ciofem) e dalla Rete nazionale di centri di orientamento giuridico, che fa parte della Lega democratica per i diritti delle donne (Lddf). “Durante la raccolta dei dati, siamo state piacevolmente sorprese dal grado di collaborazione dei magistrati di varie regioni, e la trasparenza con la quale hanno dialogato con noi: ma ci ha indignato l'atteggiamento di alcuni giudici di Casablanca e Larache, che non hanno voluto fornirci informazioni, e quello del ministero della Giustizia, che non è stato certo molto disponibile”, indica Fouzia Assouli, segretaria generale della Lddf.
Secondo il rapporto i matrimoni sono aumentati dell'11,64 per cento (259.612 nel 2005, 289.821 l'anno scorso), e in particolare sono aumentati del 22,21 per cento (60.095 nel 2006 rispetto a 49.175 nel 2005) quelli di donne maggiorenni senza tutore, la figura maschile che era obbligatoria nella precedente Moudawana perché una donna si potesse sposare. La poligamia è diminuita del 3,57 per cento e sono in calo anche divorzio e ripudio della moglie da parte del marito. I divorzi sono scesi del 4,82 per cento, e inoltre fra le diverse formule legali di separazione si è imposto il divorzio non consensuale (“chikak”), al quale hanno fatto ricorso sopratutto le donne (26.023 richieste l'anno scorso, delle quali 20.223 presentate da donne).
Difficile valutare invece, a causa della scarsità dell'informazione trasmessa dal ministero della Giustizia, la vera entità dei problemi legati al versamento degli alimenti dopo il divorzio. Resta il fatto che il non rispetto da parte dell'ex coniuge di questi obblighi rappresenta una delle principali cause di contestazioni giudiziarie. Ma la vera priorità resta la violenza domestica ai danni della donna, che è presente in oltre l'85 per cento dei casi di disputa familiare che finisce davanti ai tribunali: si comincia con la violenza psicologica, il disprezzo e l'insulto, per arrivare rapidamente alle minacce, le botte, i ferimenti, e sfociare in troppi casi nell'omicidio.
E' per questo che nelle raccomandazioni espresse in base a questo bilancio le associazioni femminili mettono in primo luogo il varo di una norma quadro contro la violenza domestica, e immediatamente dopo misure per risolvere le dispute patrimoniali: per cominciare, separazione dei beni e riconoscimento del valore economico del lavoro domestico delle donne.  
 
6-04-2007
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