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I figli in ostaggio PDF Stampa E-mail
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divorcepic_int.jpg".. La donna si è separata dal marito tedesco e ha portato i figli in Italia. La magistratura tedesca ha emesso a suo carico un mandato di cattura internazionale per sottrazione di minori...."

Torino 9 Maggio 2009 - LaStampa.it - Di Giovanna Zucconi - Nessuno più di un genitore sa che cos’è la paura, e fra tutte le infinite paure la peggiore è quella che i figli spariscano. Vai a prenderli a scuola e non li vedi, non li trovi, non ci sono più. Ieri la signora Marinella Colombo, milanese, 47 anni, è andata a prendere a scuola i figli, Leonardo e Niccolò, e non c’erano più. Puro horror. Senti lo strappo anche soltanto a leggere una storia come questa. Gli artisti hanno il privilegio, o la condanna, di creare dei mondi dove le paure s’avverano, e di portarci ad abitarli.

 

In un racconto di Massimo Carlotto, la porta di una metropolitana di Città del Messico si chiude, il bambino rimane di qua, chi lo cercherà per tutta la vita rimane di là. In un romanzo di Ian McEwan, la sparizione avviene in un supermercato. Quel carrello vuoto... Tanti anni dopo averli letti, ancora ti abitano. Nessuno più di un genitore al quale un figlio è scomparso sa che cos’è l’immaginazione.
 
La signora Colombo invece non deve immaginare, lei sa che cosa è successo e perché, e l’ha raccontato ieri ai giornalisti, davanti al Tribunale dei minori di Milano. «Non mi fanno entrare», e dentro forse ci sono i suoi bambini di sei e dieci anni. La polizia è andata a prenderli a scuola, senza avvisare la madre. Tutto legale, tutto brutale. La donna si è separata dal marito tedesco e ha portato i figli in Italia. La magistratura tedesca ha emesso a suo carico un mandato di cattura internazionale per sottrazione di minori. La magistratura italiana ha respinto la richiesta di estradizione e di arresto ma ha ordinato il rimpatrio dei bambini, mentre la madre rimane indagata per sottrazione dei minori che ora le vengono sottratti. Sotto la scabra terminologia giuridica, tocca a noi immaginare. Perché la polizia abbia agito proprio adesso e proprio in questa maniera, quale la catena dei torti e delle violenze reciproche, e soprattutto che cosa stiano vivendo (e vivranno) quei due piccoletti divelti, armi di un duello. Figli in ostaggio. Dove si sentiranno a casa, quale la loro lingua, quanta sofferenza nell’amputazione alla quale le guerre dei grandi li condannano.

Ci tocca immaginare, anche, che cosa possa avere trasformato quel padre e quella madre nell’Uomo Nero, nell’entità maligna che fa scomparire i bambini, nell’incarnazione della paura che ogni genitore conosce ed esorcizza. Nel contrario di un genitore, insomma. Come si può vivere, quando il mostro non è un bruto misterioso, non è l’orco, non ha nulla di primordiale, ma è l’uomo (o la donna) con cui hai fatto dei figli. Come si può vivere, giorno dopo giorno, avendo strappato i propri figli alla madre (o al padre). Come si può vivere, quando il mostro che rapisce i bambini sei tu.

Lette sui giornali, storie come questa riassumono di frequente il famoso scontro fra civiltà. Padre islamico e madre italiana, eccetera. Questa volta la cultura è la stessa, europeo lui europea lei, non c’è neppure l’alibi della differenza. Forse è più facile incolpare costumi e mentalità lontani, piuttosto che riconoscere quanto abita vicino a noi quella visceralità animalesca che porta una madre o un padre a sequestrare suo figlio, a farne strumento d’odio, puro possesso, puro potere. Anche quando non scompaiono fisicamente, bambini come questi è come se non esistessero neppure agli occhi dei genitori.
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