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Padri soli e a tempo pieno. Ora i figli restano con lui PDF Stampa E-mail
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argentero.jpgSono quasi 350 mila, dal 1998 sono aumentati di oltre il 30 per cento.

ROMA 28 novembre 2008 - di Paolo Conti Corriere.it - Padri soli. Che, appunto da soli, si occupano dei figli. Papà vedovi o rimasti genitori unici perché (parola di Alessandro Rosina, professore associato di Demografia all'Università Cattolica di Milano) magari «c'è un problema di inaffidabilità dell'ex partner». Un esercito che cresce di giorno in giorno e che da oggi ha un film-simbolo, ovvero «Solo un padre», il film di Luca Lucini con Luca Argentero che esce con 250 copie in tutta Italia. Lui è un giovane papà che rimane improvvisamente vedovo e deve occuparsi a tempo pieno di sua figlia Sofia, di appena dieci mesi. È la traumatica, dolcissima, complessa scoperta di una paternità a tempo pieno.

Un tema che rimanda a un altro film di grande successo, «Caos calmo» il film diretto da Antonello Grimaldi, interpretato da Nanni Moretti, tratto dal libro di Sandro Veronesi, premio Strega 2006. Anche lì una vedovanza, un padre rimasto solo con una figlia. Così come Sandro Veronesi, per scelta, si occupa da anni dei propri tre figli dopo la separazione. Dunque, padri soli. Molti figli scelgono i papà in seguito alla separazione o al divorzio. Come certificano i dati Istat disponibili che si riferiscono alla fine del 2006 (ovvero subito dopo l'applicazione della legge sull'affidamento congiunto, spesso concordato, in seguito alla fine di un matrimonio) più aumenta l'età dei figli, maggiori sono i casi in cui i ragazzi rimangono con il padre. Nelle separazioni l'affidamento esclusivo al padre riguarda l'1,4% dei casi di bambini fino ai 5 anni, sale al 2,9% nella fascia 11-14 e si stabilizza al 4,5% tra i 15 e i 17. La legge sull'affidamento congiunto ha abbattuto l'affidamento esclusivo alla madre (80,7% nel 2005 contro il 58,3% del 2006) ma non ha influito sugli affidamenti esclusivi al padre (3,4% nel 2005 e 2,4 nel 2006) trattandosi di numeri ancora ridotti. Nei divorzi la quota di affidamento esclusivo ai padri nel 2006 sale al 6,5% nella fascia 15-17 anni, ma arriva anche al 2,9% per i bambini fino a 5 anni. L'affidamento esclusivo al padre, nei divorzi, totalizza quota 4,2%

Le cifre crescono, come dimostra l'elaborazione approntata dal professor Alessandro Rosina il quale sottolinea come sia ormai il caso di «guardare con il dovuto interesse a un fenomeno in espansione: «Tra il 1998 e il 2003 i padri soli non vedovi sono aumentati del 31%, con un ritmo analogo alla crescita delle madri sole, 39%. Si tratta di un comportamento emergente che sta conoscendo da qualche anno un forte e deciso aumento». I padri soli erano 323.000 nel 2003 (contro i 285.000 del 1998) e sono arrivati a 340.000 nel 2006. Una fetta sociale impensabile, fino a qualche anno fa, che può interessare non solo i sociologi ma persino i pubblicitari. Il film di Lucini sembra insomma aver individuato un target inedito di una società in costante evoluzione. Aggiunge Rosina: «La difficoltà di un padre solo è maggiore rispetto agli scogli che affronta una madre sola. Tradizionalmente la donna rappresenta il perno di relazioni sociali tradizionali: famiglia, amici, agenzie sociali come la scuola. Gli uomini sono da sempre più proiettati sul lavoro. Il padre solo deve avere la capacità di cambiare mentalità e di inventare una propria rete informale. Non sempre è facile».

E c'è chi è molto polemico come Antonio Matricardi, presidente della sezione territoriale romana di «Papà separati onlus», 30.000 iscritti in tutta Italia: «Il fenomeno degli affidamenti a un solo coniuge è scandalosamente sopravvalutato al femminile, come problema sociale. Prendiamo lo stesso lavoro realizzato dall'Istat. Gronda cifre in ogni tabella sulla questione delle donne separate, sugli uomini soli non si trova un solo dato nemmeno a pagarlo oro. Veramente un'assurdità, se pensiamo che i padri separati rappresentano oggi una fetta consistente delle nuove povertà». E a ben guardare, Matricardi non ha tutti i torti. Per trovare un accenno (di una riga) sui padri soli bisogna consultare il documento «Diventare padri in Italia» che si occupa delle famiglie regolari (si legge solo che «i padri soli sono un fenomeno marginale in Italia con caratteristiche probabilmente molto selezionate», punto e basta). Invece le madri sole possono contare sulla approfondita ricerca «Profili e organizzazione dei tempi di vita delle madri sole in Italia». Eppure parliamo di 340.000 maschi italiani che allevano da soli i propri figli.

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