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CASSAZIONE: MUSULMANO MALTRATTA FAMIGLIA, NO SCONTO PENA PDF Stampa E-mail
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un-giorno-perfetto-86852.jpgl’Islam non è un alibi per le violenze in famiglia 

ROMA Dicembre 2008 - Repubblica.it - Non ha alcuna rilevanza la "diversita' culturale e religiosa" ai fini di una condanna per maltrattamenti in famiglia inflitta a un musulmano, soprattutto quando le sue condotte contrastano con i nostri principi costituzionali.

Lo sottolinea la Cassazione, confermando la condanna a 2 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione inflitta dalla Corte d'appello di Torino ad un cittadino marocchino per maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale e sequestro di persona ai danni della moglie e violazione degli obblighi di assistenza familiare nei confronti della consorte e del figlio minorenne. Contro tale verdetto aveva presentato ricorso a 'Palazzaccio' il difensore dell'uomo, rilevando che il giudice del merito "in punto di rapporti e relazioni socio/affettive tra coniugi e rapporti economici genitori/figli" aveva, a suo parere, "applicato schemi valutativi tipici della cultura occidentale" senza rispettare "le esigenze di integrazione razziale" e senza pesare "la diversita' culturale e religiosa" che aveva improntato le condotte dell'imputato, ponendo cosi' in essere un "pregiudizio etnocentrico". La Suprema Corte (sesta sezione penale, sentenza n.46300) ha rigettato il ricorso, evidenziando che "l'assunto difensivo secondo cui l'elemento soggettivo del delitto sarebbe escluso dal concetto che l'imputato, quale cittadino di religione musulmana, ha della convivenza familiare e delle potesta' anche maritali, a lui spettanti quale capo-famiglia (concetto abbondantemente differente dal modello e dalla concezione corrente nello Stato italiano) non e' in alcun modo accoglibile", poiche', osservano gli 'ermellini', "si pone in assoluto contrasto con le norme cardine che informano e stanno alla base dell'ordinamentogiuridico italiano e della regolamentazione concreta dei rapporti interpersonali".

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