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| Chiude in casa la figlia: condannato il padre-padrone |
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Rischia una condanna pesante, anche per maltrattamenti, quel genitore che impedisce alla figlia di uscire di casa. E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 34460 di oggi, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre.Roma, 12 settembre 2007 - Rischia una condanna pesante, anche per maltrattamenti, il 'padre padrone': ovvero quel genitore che con la forza impedisce alla figlia, fin da bambina, di uscire di casa, se non per andare a scuola e fare la spesa, e di frequentare i maschi. E' quanto affermato dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza 34460 di oggi, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre che aveva impedito alla figlia, da quando aveva appena cinque anni, "di frequentare persone di sesso maschile e di uscire di casa". Il Tribunale di Torino lo aveva condannato per maltrattamenti in famiglia (la pena va da 1 a 5 anni, ndr), percosse, ingiuria, minaccia e lesioni personali". La Corte territoriale piemontese aveva confermato anche in relazione ad alcuni episodi di violenza nei confronti della moglie. Lui ha fatto ricorso in Cassazione lamentando una condanna troppo pesante: secondo la difesa, infatti, si trattava di abuso di mezzi di correzione. I giudici della VI sezione penale, però, non hanno condiviso questa linea confermando tutti i capi di imputazione e precisando che "inaccettabile è l'ultima critica riguardante la qualificazione dell'accusa contestata, poiché il regime di prevaricazione e violenza cui è stata sottoposta la persona offesa (la figlia, ndr), tale da rendere intollerabili le condizioni di vita, non si concilia con le caratteristiche del delitto di abuso dei mezzi di correzione e disciplina, che presuppone un uso consentito e legittimo dei mezzi correttivi che, senza spingere a forme di violenza, trasmodi in abuso a cagione dell'eccesso, arbitrarietà o intempestività della misura". L'uomo è stato inoltre condannato a rifondere le spese processuali di mille euro.
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