Separato dalla moglie si impicca perché gli tolgono il figlio. In mano aveva ancora la foto del figlio. Ritrovato nel bosco di Musiné a Volpiano. Questa è l'ennesima vittima di una Legge che non viene applicata. Caselette. Tutti lo credevano oramai rassegnato alla perdita della moglie, da cui si era separato sei anni fa, e soprattutto dal non poter stare sempre insieme al figlioletto di 10 anni. Invece, improvvisamente e quasi senza dare alcun segnale, Tony Molinaro, 46enne elettricista residente a Volpino aveva deciso di farla finita. Aveva fatto perdere le sue tracce mercoledì 13 quando non si era nemmeno recato a lavoro. E’ i triste epilogo si è avuto mercoledì sera, quando un podista lo ha trovato appeso al ramo di un albero in cima al monte Musinè. Impiccato.
Il corpo era già in avanzato stato di decomposizione, tanto che i carabinieri della stazione di Alpignano hanno ritenuto non mostrarlo neppure ai parenti. I militari hanno trovato uno scenario frutto del grande stato di solitudine interiore che doveva vivere quell’uomo. Aveva con sè i documenti e, forse, l’ultima cosa che ha visto prima di morire è stata proprio una fotografia del figlio, che ha voluto tenere in mano fino all’ultimo.
Poco più in la due bottiglie vuote sambuca e un noto amaro che si era scolato probabilmente per alleviare la sofferenza dell’impiccagione. I familiari si erano rivolti anche alla trasmissione CHI l’HA VISTO di RAI3. Mercoledì sera invece la tragedia è scesa su tutti.
“non ha lasciato nulla, se ne è andato senza darci una spiegazione – lo piange la sorella Pina – non ci ha mai parlato della sua sofferenza. Era separato, sua moglie si era rifatta la vita con un altro, poteva vedere loro figlio ogni fine settimana. Lo stavano crescendo comunque insieme. Proprio il fatto che neanche venerdì sera lo sia andato a prendere ha fatto scattare l'allarme. Pochi giorni fa avevamo festeggiato la comunione del figlio - continua la sorella-. Un momento felice che aveva riunito tutte le persone che amava. Probabilmente era stanco, come ha detto a un collega della Pirelli. Ma noi non sapevamo niente, siamo ancora sotto shock. PARLA L’ESPERTO (ALESSANDRO MELUZZI, psichiatra) Non avere la possibilità di incontrare come si vorrebbe i propri figli è tra tutte le pene che un uomo può sopportare sicuramente fra le più crudeli. Oggi all’interno di una legislazione che privilegia sempre comunque innanzitutto le ragioni della donna, i padri possono trovarsi, al momento della separazione, davvero tragicamente spiazzati. Non è un caso che la Caritas di Trento abbia istituito per i padri neo-separati comunità di accoglienza simili a quelle che si riservano per gli immigrati o per i disabili. E la miseria non è soltanto economica. E’ legata alla disperazione di essere la parte più vulnerabile e soprattutto non tutelata. Non so quali ragioni abbiano spinto questo padre ad impiccarsi ma solitamente dietro al gesto etremo del suicidio ci sta un urlo di disperata impotenza. Non soltanto di non poter abbracciare chi si vorrebbe abbracciare. Non soltanto il sentimento della solitudine e dell’abbandono. E neppure tutto sommato la sensazione di subire un arbitrio. Ma è la sensazione di essere in una condizione in cui questa forma estrema di autodistruzione grida alla società e al mondo la fine di una famiglia che, al momento in cui si dissolve, cessa anche di essere un luogo di accoglienza del malessere e del disagio. Non si dovrebbe cessare di essere genitore neppure quando il rapporto di coppia si è esaurito. Ma questo non solo per il bene dei figli ma per il bene di tutti. Invece purtroppo accade che il padre separato diventi per varie ragioni l’oggetto negativo da espellere ad ogni costo dalla scena, e questo anche al costo della sua stessa vita. Tutto ciò ovviamente giunge a condizioni estreme solo in qualche raro caso, per fortuna, ma il travaglio e la sofferenza è aimè di moltissimi. Sta a tutti noi, ma soprattutto a chi fa le leggi e le regole, farsene carico.
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