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Come si fa a dire ai figli che si sta divorziando? PDF Stampa E-mail
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divorziati2.jpgIl rischio che i ragazzi si sentano colpevoli.

di Costanza Marzotto - psicologa -dal sito della libertà

Piacenza  23 aprile  2008 -  Le parole della separazione troppo spesso sono parole urlate. Parole di rabbia e rancore anche dopo che ciascuno ha preso la sua strada. Nei confronti dei figli, poi, sono parole taciute. Ma nel conflitto e nel non detto i bambini provano assurdi sensi di colpa e soffrono di più. Per un confronto su come sia possibile parlare ai figli della propria separazione, sarà a Piacenza Costanza Marzotto, psicologa, mediatrice familiare e responsabile del settore formazione del Centro Studi e Ricerche sulla Famiglia dell'Università Cattolica di Milano.

 Sarà ospite del convegno "Le parole della separazione", organizzato dal Centro per le famiglie per la sera di mercoledì 23 aprile (auditorium di Santa Maria della Pace). E imparare ad essere buoni genitori anche dopo la separazione è un problema di molti.
Secondo l'Istat, in Italia, le separazioni sono circa 82.000 l'anno e i divorzi 47.000, traciando un trend preoccupante: dal 1995 al 2005 le separazioni sono incrementate del 57,3% e i divorzi del 74%. E nel 70,5% delle separazioni e nel 60,7% dei divorzi si parla di coppie con figli (2005). Nel 2005 in Italia, i figli coinvolti nella crisi coniugale dei genitori sono stati 99.000 nelle separazioni e 45.000 nei divorzi.
Perché ci si separa così tanto rispetto al passato? Ne abbiamo parlato con Costanza Marzotto.
"Innanzitutto si è affermata una visione distorta della coppia, che è investita di aspettative eccessive. Le persone si sposano illudendosi di risolvere all'interno dell'unione tutti i bisogni affettivi reciproci: un equivoco che porta presto all'insoddisfazione. Parallelamente, quando l'appagamento viene meno, ci si arrende senza tentare la risoluzione dei conflitti. Questo anche perché è venuto meno il patto etico alla base di ogni famiglia: non si sta più uniti "nella buona e nella cattiva sorte" neppure quando la cattiva sorte sono i problemi di ordinaria amministrazione. Non a caso molte coppie denunciano che l'inizio della loro crisi ha coinciso con la nascita del primo figlio, e con il carico di impegni e responsabilità che ha comportato".
Che conseguenze ha sui figli la separazione dei genitori?
"La separazione è un evento sempre molto difficile nella vita del bambino. Ma il vero dramma è il permanere del conflitto distruttivo nel tempo, spesso anche dopo la separazione. Solo il 30percento dei bambini sviluppa problematiche importanti, come la depressione, mentre gli altri hanno difficoltà meno gravi, come fasi di aggressività o difficoltà di apprendimento, dovuta al fatto che la loro testa è costantemente ingombra dal pensiero del conflitto. Una fantasia circolante è che si può crescere bene un bambino anche da soli, ma non è così".
È meglio crescere in due un bambino anche se non ci si ama più?
"Senza dubbio, soprattutto se fra i due vige il rispetto reciproco, perché il bambino deve fare esperienza della diversità e della tolleranza. Dal 2006 questo è sancito anche dalle norme relative all'affidamento condiviso dei figli che dispongono che, anche in caso di separazione dei genitori, i figli abbiano il diritto di mantenere un rapporto continuativo con ciascuno di essi. In caso contrario il bambino rischia di diventare il "tappo" emotivo per il genitore che ha vicino e per qualcuno i problemi permangono tutta la vita: da alcune ricerche condotte con giovani adulti figli di separati emerge che, quando il giovane (soprattutto se figlio unico) si sente caricato del sostegno del genitore "abbandonato", fatica a costituirsi una famiglia d'elezione. Anche quando si tratta di giovani brillanti e di successo tendono a ereditare una sorta di fragilità dei rapporti di coppia".
Per gestire il rapporto con i figli è però possibile chiedere aiuto. Che cos'è un mediatore familiare?
"È un professionista formato (psicologo, avvocato, assistente sociale con un master biennale di specializzazione) che ha le competenze per fungere da terzo nelle situazioni conflittuali. Un terzo "neutrale", equidistante dalle parti, che ha la funzione di aiutare la coppia che si sta separando nella ricerca di soluzioni per la riorganizzazione delle relazioni familiari. La mediazione si realizza in 8-10 incontri congiunti di un'ora e mezza, in cui l'esperto si adopera affinché i genitori decidano ragionevolmente come gestire gli incontri con i figli, definiscano le regole di comportamento con loro e le scelte concernenti la loro vita".
E funziona?
"Il successo della mediazione dipende in gran parte da quanto il percorso sia voluto e scelto liberamente da entrambi i partner. È un'opportunità importante ma ancora poco sfruttata in Italia, dove permane la resistenza a farsi aiutare nella gestione dei conflitti".

Sara Bonomini

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