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Origine del significato del Mobbing PDF Stampa E-mail
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La mobizzazione della vittima ha per scopo il suo allontanamento...

Con il termine Mobbing si indica la situazione di emarginazione e di esclusione di un lavoratore da parte dei suoi colleghi e/o dei suoi superiori, attraverso comportamenti aggressivi e violenze psicologiche protratte nel tempo.

La parola Mobbing deriva dal verbo inglese to mob, che significa assalire, attaccare ed è stato l’etologo Konrad Lorenz ad utilizzarla per primo nei suoi studi, per indicare il comportamento di alcuni animali della stessa specie che si coalizzano contro un membro del gruppo attaccandolo al fine di escluderlo dalla comunità di appartenenza.
Per quanto riguarda il Mobbing dall’alto, si tratta del Mobbing perpetrato da un superiore. Generalmente, il mobber che ricopre una posizione gerarchica superiore rispetto al “suo” mobbizzato abusa del proprio potere per rendere ben chiaro il suo ruolo incutendo soggezione alla sua vittima. Gli studi su questo fenomeno mostrano che il tipo di struttura gerarchica non ha nessuna influenza sull’insorgere o meno del Mobbing dall’alto. Questo tipo di Mobbing è determinato, invece, da caratteristiche di natura culturale e sociale dell’ambiente in cui avviene.

Il Mobbing ha origine con il lavoro e quindi esiste in pratica da sempre, ma questo non significa che non deve essere combattuto efficacemente affinché la vita lavorativa sia una fonte di eustress e non di distress. L’importanza di diffondere la conoscenza del fenomeno e di prevenirlo, attraverso una corsi di formazione specifica (sia per i dirigenti sia per i lavoratori), da parte di personale specializzato sull’argomento, rimane basilare.
Negli ultimi anni il lavoro è cambiato, eccone alcuni elementi: la divisione tra direzione e produzione tipica del modello taylorista e la parcellizzazione delle mansioni tipica del modello fordista sono state sostituite da criteri di lavoro flessibile, la produzione si è spostata dai Paesi dell’occidente a quelli del terzo mondo (nel quale le aziende possono usufruire di una mano d’opera a basso costo), la globalizzazione mette in relazione le diverse economie, i processi produttivi si adattano alle esigenze dei consumatori, c’è un aumento della produzione di servizi rispetto alla produzione di merci, è diminuito il senso d’appartenenza all’azienda da parte del lavoratore, c’è una crescita del lavoro intellettuale.
Oggi sono le macchine a svolgere lavori di tipo meccanico e ripetitivo e, quindi, gran parte del lavoro svolto dall’uomo si basa principalmente sul coinvolgimento psicologico ed è facile che in una situazione lavorativa di questo tipo il Mobbing si inserisca.
Il Mobbing dal basso è dovuto alla mancanza di accettazione della figura imposta come leader. Si tratta di una forma di Mobbing che ha bisogno di forti alleanze tra i mobber e i side-mobber per poter esistere, infatti, si tratta di esautorare una persona che si trova ad un livello superiore rispetto al suo/suoi mobber. La strategia messa in atto dai sottoposti prevede, ad esempio, il mancato svolgimento corretto delle proprie mansioni, il rivolgersi per dei consigli o in caso di necessità ai diretti superiori della vittima o il rifiuto di eseguire gli ordini o le direttive. Tutto ciò al fine di isolare e danneggiare la vittima che, in questa situazione, finisce per sentirsi demoralizzata ed inutile.

Il lavoro: com’e’ cambiato?

 


Il Mobbing tra pari vede il lavoratore essere vittima dei suoi colleghi. Il Mobbing tra pari ha diverse cause, ad esempio antipatie e rivalità personali, competizione, invidia, ricompense ingiuste o considerate tali, preferenze del capo, ecc…Le persone che lavorano insieme hanno caratteri diversi e, di conseguenza, anche motivazioni, valori, interessi propri e si trovano a convivere perseguendo gli scopi prefissati dall’azienda. Ciò fa sì che le persone possano sviluppare delle antipatie reciproche o univoche che provocano dei conflitti più o meno gravi che possono portare alla nascita del Mobbing. Il conflitto continuo logora i rapporti tra le persone, contrastando con il senso d’appartenenza organizzativo che si fonda sul rispetto reciproco tra le persone che si trovano a lavorare insieme.
Il Mobbing ha dei costi che ricadono sull’azienda perché la vittima a causa dei problemi di salute è costretta a chiedere permessi o ad assentarsi dal lavoro per molto tempo, pur continuando ad essere retribuita. Il suo rendimento produttivo è comunque inferiore rispetto a quello che ha in condizioni normali. Più la resistenza al Mobbing è lunga più i costi per l’azienda aumentano e la situazione della vittima peggiora.
Il lavoro rappresenta un ambito essenziale per la realizzazione della propria personalità, oltre che essere lo strumento che assicura a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa (art. 36 della costituzione), quindi l’importanza che esso ricopre porta a resistere nel tempo e quindi a subire attacchi di Bossing sempre più duri.
Le situazioni tipiche in cui le aziende utilizzano il Bossing sono quelle in cui si trovano quando versano in difficoltà economiche o quando hanno la necessità di cambiare il personale per fusioni o poiché alcuni dipendenti hanno un’età ormai avanzata. La cultura e il settore di produzione dell’azienda e l’età e la posizione sociale del lavoratore incidono molto sulla scelta di pianificare il Mobbing da parte dell’azienda.
Una particolare tipologia di Mobbing proveniente dall’alto è il Bossing, il quale può essere definito come Mobbing strategico o pianificato. Il termine Bossing deriva dal verbo inglese to boss che significa spadroneggiare, comandare e si tratta di una forma di terrorismo psicologico attuato dall’azienda stessa o dai vertici dirigenziali come strategia aziendale per ridurre, ringiovanire, riorganizzare il personale o, semplicemente, per eliminare una persona considerata sgradita. Lo scopo del Bossing è quello di indurre il dipendente ad andarsene ed il modo per allontanarlo in modo definitivo consiste nel farlo vivere in un ambiente insostenibile attraverso strategie più o meno sottili come minacce, critiche, atteggiamenti intolleranti e, a volte, anche sabotaggi difficilmente dimostrabili da parte sua, perché provenienti dai vertici. Il Bossing, quindi, agisce sulla personalità dell’individuo facendolo sentire, dopo anni di lavoro, tutto d’un tratto inutile.

 


Esistono tre forme di Mobbing: il Mobbing dall’alto, il Mobbing tra pari ed il Mobbing dal basso.

 


In molti casi la vittima è consapevole di subire Mobbing e questo le provoca un forte stress. A volte la vittima attribuisce a se stessa la causa del Mobbing, mentre talvolta è convinta di non avere colpa ma, tuttavia, non sa come affrontare la situazione, reagendo con scarsa fiducia in sé e incertezza.
Spesso la vittima deve svolgere lavori che la umiliano perché eccessivamente elementari o eccessivamente complicati per la sua preparazione. Il mobbizzato, in una tale situazione, soffre di stress connesso al conflitto di ruolo, il quale si ha quando le richieste che vengono fatte al soggetto sono inconciliabili con le norme che definiscono il ruolo del soggetto stesso (Marshall e Cooper, 1978). Il danno più frequentemente patito dalla vittima è il disturbo post traumatico da stress (PTSD) che consiste anche nel ricordo angoscioso dell’evento accompagnato da un ridotto senso di responsabilità, da mancanza di interesse nei confronti del mondo esterno, da disturbi neurovegetativi e cognitivi (Gulotta, 2000). Nel caso in cui lo stressor non è estremo, invece, la diagnosi più frequente è il disturbo dell’adattamento, il quale ha le stesse caratteristiche del disturbo post traumatico da stress ma in forma meno intensa e senza effetti cronici. Altri disturbi psichici molto frequenti sono l’ansia, la depressione, gli attacchi di panico, l’eccessiva tensione, i problemi di espressione, le fobie, il crollo dell’autostima e disturbi fisici che hanno all’origine un grave disagio psichico come ad esempio l'emicrania, i bruciori di stomaco, le difficoltà respiratorie, la tachicardia, le dermatiti, l’insonnia, ecc. Il mobbizzato può anche sviluppare una dipendenza nei confronti dell’alcool e delle droghe, o soffrire di disturbi alimentari (anoressia e bulimia).
Il mobbizzato è psicologicamente vulnerabile e quindi risponde con reazioni psichiche, emotive e comportamentali spesso inadeguate ad affrontare la situazione, è necessario, invece, che la vittima sia consapevole del Mobbing e che vi reagisca utilizzando: un’adeguata autodifesa verbale, le associazioni a disposizione a cui rivolgersi, la presenza di sportelli di ascolto/aiuto, la legislazione in vigore e tutto ciò che può rivelarsi utile per porre fine al Mobbing.
Il mobbizzato, per non crollare a causa forte stress a cui è sottoposto, utilizza delle strategie di coping, termine reso noto da Lazarus (1966), con il quale s’intende un insieme di processi cognitivi che permettono all’individuo di adattarsi all’ambiente o di cambiarlo, ma non si identifica con l’adattamento o il cambiamento, quanto con gli sforzi per raggiungere uno di questi obiettivi.
Nel caso in cui l’individuo non sia in grado di rispondere ad uno stressor insolito attingendo alle proprie risorse, per arrivare ad una soluzione adeguata del problema, deve ricorrere ad una serie di strategie cognitive che hanno lo scopo di prevenire, ridurre o risolvere lo stress e le sue conseguenze, ossia: forme particolarmente raffinate di problem solving; tecniche cognitive di processamento dell’informazione; strategie psicologiche per l’incanalamento costruttivo della carica emozionale e dell’ansia; comportamenti di fuga, esitamento e differimento razionale ed irrazionale dell’azione (Favretto, 1984). Quando l’individuo non è sicuro di poter trovare una soluzione tra le tante informazioni, l’organismo risponde in termini di maggior attivazione (arousal) fornendo maggiori energie affinché l’individuo prosegua in modo efficace alla soluzione del problema. E’ possibile arrivare ad una soluzione creativa del problema, ma se l’individuo non vi perviene in breve tempo e utilizza soluzioni di evitamento o di rinvio, si verifica un conflitto nei confronti della situazione, che porta l’individuo a tentativi parziali di decisione e ad una progressiva attivazione dell’organismo. Egli prova un senso di incapacità e di impotenza che lo conduce ad attraversare le fasi di allarme e di resistenza della Sindrome Generale di Adattamento. Con il passare del tempo questa situazione può giungere alla fase di esaurimento e, in ogni caso, determinare indubbiamente stati di forte distress psicologico e di elevata insoddisfazione lavorativa.

Le tipologie di Mobbing

 


Il mobbizzato è la vittima del Mobbing e chiunque può diventarlo. Leymann afferma che il carattere della vittima è indipendente dal Mobbing, il quale può essere subito da qualsiasi persona perché dipende dalle circostanze e dall’ambiente sociale e non dalla sua personalità. Leymann critica le teorie della personalità che determinano statisticamente i gruppi più a rischio di Mobbing, infatti, secondo lui i tratti che caratterizzano il mobbizzato sono fortuiti e non hanno validità scientifica. Leymann ha descritto vittime di Mobbing molto diverse tra loro e ha evidenziato come le aziende tendano a basarsi spesso sulle teorie della personalità per individuare nella vittima stessa la responsabilità del Mobbing, infatti, la soluzione a prima vista più semplice è quella di trovare nella vittima stessa la causa, in modo da dichiarare estraneo da ogni tipo di colpa l’ambiente di lavoro.

 


Le motivazioni che portano una persona, a diventare un mobber possono essere varie, come ad esempio: fare carriera a tutti i costi, la paura di perdere il proprio lavoro o la posizione raggiunta, essere superato da un collega visto come minaccia oppure la semplice antipatia nei suoi confronti.
Il mobber non smette di vessare la sua vittima, perché è convinto di poter ricavare molti vantaggi dalla sua eliminazione. Quando il mobber è consapevole di ciò che sta facendo escogita sempre nuove strategie continuando ad attuare quelle che reputa più efficaci. Il mobber svolge una sorta di lavoro parallelo al suo vero lavoro, il quale è trascurato con un notevole abbassamento della qualità della prestazione. Esiste anche la possibilità che il mobber agisca inconsapevolmente, per esempio può aver avuto la meglio in un conflitto e prosegue ad agire contro il suo avversario. In questi casi il mobber si mostra sorpreso di fronte alle condizioni in cui versa la sua vittima.

 


Il mobber agisce attraverso diverse azioni mobbizzanti, quali:
Calunnie, insulti, sarcasmo, rimproveri, pettegolezzi, accuse false, minacce, umiliazioni, limitazione della facoltà d’espressione, eccesso di controllo, trasferimenti, cambio delle mansioni, esclusione da occasioni di socializzazione, interferenze con gli strumenti di lavoro, sabotaggio, occultamento di notizie essenziali, assegnazione a mansioni pericolose, ecc...Queste azioni sono finalizzate all’allontanamento della vittima, però spesso la portano all’uscita definitiva dal mondo del lavoro e, in alcuni gravi casi, anche al suicidio o all’omicidio del suo mobber.

 


Il Mobbing ha dei protagonisti così chiamati: mobber, ovvero chi attua il Mobbing, mobbizzato, ovvero chi lo subisce e i side-mobber, ovvero gli spettatori.
Il ruolo del mobber può essere interpretato da una persona, generalmente si tratta di un superiore (Mobbing dall’alto), o da più persone, generalmente si tratta di colleghi parigrado (Mobbing tra pari).

 


Leymann vedeva nel conflitto il presupposto fondamentale per la nascita del Mobbing, il conflitto, infatti, mette a dura prova l’equilibrio che dovrebbe esistere nell’ambiente di lavoro. Se, ad esempio, il gruppo di lavoro deve svolgere molto lavoro in poco tempo, e quindi si trova in una situazione di stress, aumenta con facilità la nascita di conflitti al suo interno e, per fronteggiare la situazione, cerca tra i membri un capro espiatorio, ossia il mobbizzato. In alcuni casi la concorrenza tra i membri è favorita dall’azienda stessa in modo da ottenere da ciascuno alti livelli di prestazione lavorativa.

I protagonisti del Mobbing

 


Negli anni Ottanta, lo psicologo del lavoro tedesco ma svedese d’adozione, Heinz Leymann applicò per la prima volta il termine Mobbing all’ambito lavorativo dopo aver osservato alcuni operai e impiegati svedesi perseguitati psicologicamente sul luogo di lavoro, da quel momento in poi con la parola Mobbing s’intende una situazione di disagio lavorativo che provoca disturbi post-traumatici da stress.
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Una persona ha lasciato un commento
 1. sommario
Alex, Super Administrator
si può avere un sommario
 Posted 02/11/2007 ; 18:36:55
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