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In caso di liti, situazioni kafkiane: c'è chi incontra i bimbi solo per un'ora alla settimana. Nell'affido condiviso l'uomo spesso non riesce a vedere i figli.
Cagliari 06 marzo 2009 - di Marcello Cocco - Unionesarda -E vissero felici e contenti. Peccato che, spesso, la vita non offre lo stesso happy end . Soprattutto quando si parla di matrimonio: le coppie scoppiano. E i figli, spesso, sono le vittime delle guerre coniugali. Certo, il legislatore ha cercato di mettere ordine, modificando l'articolo 155 del codice civile: ha stabilito di fatto l'affidamento condiviso dei bambini nati da un rapporto ormai finito.
IL PASSATO Chiaro l'obiettivo del legislatore: applicare i principi internazionali che stabiliscono una situazione di parità tra i genitori. Cosa che, in Italia, non era mai accaduto. Dopo anni di giurisprudenza alterna (prima veniva escluso il genitore considerato responsabile della fine del rapporto), era invalso l'uso di affidare i figli di coppie separate a uno dei genitori (in oltre il 90% dei casi alle madri). Il problema non è, però, stato risolto definitivamente: capita che, alla pronuncia del giudice, non corrisponda un'esatta applicazione del principio dell'affido condiviso. Perché, nonostante le modifiche legislative, è invalso l'uso, in caso di controversie, di dare ragione alle madri. È sufficiente un'accusa di minacce, tutte da provare, perché un padre si ritrovi in una situazione kafkiana.
I CASI I casi di genitori che raccontano le loro disavventure sono sempre di più. Qualche mese fa, L'Unione Sarda ha pubblicato la lettera di un padre che ha scritto a Babbo Natale per avere un regalo particolare, poter vedere la figlia. In effetti, come si racconta su internet ( forum.colombabianca.it ) il dono ha riservato qualche delusione: l'uomo ha finalmente rivisto la figlia ma sotto l'occhio vigile della madre. Una situazione che ha creato non poche tensioni. In fondo, questo padre può considerarsi fortunato rispetto a un suo omologo: nonostante le pronunce del tribunale che avevano stabilito la residenza del bambino nell'Isola, la madre del figlio si è trasferita nella Penisola. E l'uomo - che già paga gli alimenti - è costretto a sobbarcarsi l'ulteriore spesa del biglietto aereo per portare, una volta al mese, il figlio in Sardegna.
LA CASA FAMIGLIA Di queste liti, a farne le spese sono sempre i figli. Che finiscono con il ritrovarsi in situazioni insopportabili. È il caso, per citare un altro esempio, di due bambini, attualmente residenti in una casa famiglia. Nati da un padre proveniente dalla Penisola e da una madre cagliaritana, hanno vissuto in maniera normale i primi anni della loro vita. Poi, visti i problemi di lavoro, il padre ha proposto il trasferimento nella sua regione d'origine. E la coppia, di lite in lite, è scoppiata. I bambini sono finiti in una casa famiglia insieme alla madre. «Perché», racconta l'uomo, «sono stato accusato falsamente di percosse».
LA SITUAZIONE ATTUALE La situazione è ormai incancrenita: la donna, nel frattempo, è uscita dalla casa famiglia dove, invece, sono rimasti i due bambini. Che possono vedere il padre sono una volta alla settimana per un'ora (e, per di più, sempre sotto l'occhio vigile di un assistente sociale). «Anche se il giudice», racconta il padre, «ha stabilito che posso vederli almeno per un'ora una volta al giorno». Aspetto che, però, si scontra con le regole della casa famiglia. La battaglia legale è destinata a durare ancora a lungo. «Anche i miei genitori - che non vedo da cinque anni proprio per stare vicino ai bambini - hanno chiesto l'affidamento». Soluzione alla quale, ovviamente, si oppone la madre. Difficile immaginare l'epilogo della vicenda. «C'è il grosso rischio», avverte Sedda, «che i due bambini vengano dichiarati adottabili e finiscano in un'altra famiglia». O, magari, il giudice potrebbe anche decidere l'affidamento ai nonni paterni (eventualità, ovviamente, scartata a priori dalla madre). Certo che, qualunque decisione verrà presa, i soli a pagare rischiano di essere i due bambini.
MARCELLO COCCO
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