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Autore Topic: CORRIERE DELLA SERA. QUALCUNO APRE GLI OCCHI SULL'INESISTENZA DELLA LEGGE  (Letto 9381 volte)
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SOLAR
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« il: 12 Marzo, 2008 Ora esatta 11:03:00 »

http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_12/affidamento_condiviso_focus_0f7d4692-f00d-11dc-a686-0003ba99c667.shtml


Affidamento condiviso, rivoluzione a metà

I figli restano a casa con le madri. Si continua a utilizzare l'assegno, il mantenimento diretto non ha funzionato  Giudice


I giudici hanno risposto compatti e oggi l'affidamento condiviso dei figli in caso di separazione e divorzio è diventata la norma anche nel nostro Paese. L'Italia, insomma, come la Francia, l'Olanda, la Germania o l'Inghilterra. Si può dire che sia stata una rivoluzione. Se infatti fino a due anni fa i figli di coppie separate venivano affidati quasi sempre a uno solo dei genitori, solitamente la madre, oggi la strada maestra seguita dai giudici è l'affidamento condiviso. Con percentuali che vanno dal 70-80% di Palermo fino al 95% di Bologna.

È questo il risultato di un sondaggio, realizzato per il Corriere della Sera, dal Centro per la riforma del diritto di famiglia che ha interpellato alcuni tra i principali tribunali italiani sede di Corte d'appello. Questo primissimo bilancio (i dati Istat saranno pronti solo tra qualche mese) arriva a due anni esatti dall'approvazione di una legge fortemente voluta dalle associazioni dei padri separati ed entrata in vigore nel nostro ordinamento (16 marzo 2006) non senza polemiche.

L'indagine dice altre tre cose. La prima: i figli, soprattutto se piccoli, continuano a vivere prevalentemente con le mamme. La seconda: si continua a utilizzare l'assegno di mantenimento, non avendo avuto seguito il mantenimento diretto introdotto dalla legge. La terza: l'assegnazione della casa segue i figli. C'è, insomma — forse — l'inizio di un cambiamento culturale. Ma nella vita pratica di tutti i giorni non è cambiato granché.

«Non c'è dubbio — dice Anna Galizia Danovi, avvocato, presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia — che come tutte le innovazioni normative, anche questa legge abbia ancora bisogno di tempo per essere elaborata e assimilata. Ma la risposta che i giudici hanno dato, applicando in massa l'affidamento condiviso, ci conferma che i principi in essa contenuti vanno salvaguardati».

«Anche se non sempre la situazione nella famiglia migliora — aggiunge Ruggero Pesce, presidente della sezione famiglia della Corte d'appello di Milano    Giudice  — l'affidamento condiviso diventa un riconoscimento importante per i padri. Ma, soprattutto, è una spinta ai genitori a far apparire ai figli una certa capacità di dialogo; per i bambini importantissimo».

Responsabilità da condividere    mafioso2    boy_ride 
Le coppie italiane sanno che la legge è cambiata. Sembrano, invece, far ancora fatica a tradurla nel concreto. «Soprattutto i padri pensano che voglia dire una divisione degli spazi e dei tempi, un po' di giorni con l'uno e un po' di giorni con l'altro genitore — dice Maurizio Millo, presidente del Tribunale dei minorenni di Bologna    Giudice  —. Ma questa divisione non è nell'interesse del minore ». «La condivisione dell'affidamento — aggiunge Battista Palestra, presidente del tribunale ordinario di Trento — ha il semplice significato di ricordare a tutti che padri e madri si continua a essere anche se si è separati, con tutto ciò che ne consegue in termini di partecipazione al progetto educativo». C'è chi, però, la strada dell'alternanza tra i genitori sta provando a perseguirla, come a Palermo: «Quando abbiamo ritenuto che fosse possibile, abbiamo previsto il collocamento del minore tre giorni con un genitore e tre giorni con l'altro — dice Rocco Camerata Scovazzo, presidente della prima sezione civile di Palermo    Giudice  —. Dipende dalle condizioni logistiche».

Vivere con la mamma   mafioso2
Assodato che i genitori devono parlarsi e prendere insieme tutte le decisioni più importanti (dalla salute alla scuola), bambini e ragazzi continuano prevalentemente a vivere con la mamma. «Di solito — spiega Mario Zevola, presidente della nona sezione civile del tribunale di Milano    Giudice  — i padri chiedono l'affidamento del figlio piccolo quando in famiglia c'è una situazione particolare, per esempio la madre è ammalata. Altrimenti, lo fanno quando il figlio è già grandicello, dall'adolescenza in su». Capita ancora abbastanza spesso che le madri provino a chiedere l'affidamento esclusivo. «Le mamme — dice Franca Panuccio, avvocato e docente di diritto privato all'università di Messina — sono state un po' impaurite da questa legge, mentre l'atteggiamento dei padri è stato di maggiore curiosità. Ma dobbiamo dare del tempo; prima di capire bene quali cambiamenti ci saranno servono ancora almeno un paio di anni. E sarà fondamentale l'uso della mediazione che, almeno qui nel sud, non è ancora partita». I giudici tendono a concedere l'esclusivo solo in casi gravi, quando vi siano ma-lattie psichiche o tossicodipendenze, o una lontananza fisica che rende concretamente impossibile condividere la genitorialità. La conflittualità tra i genitori, invece, non è ritenuta motivo per escludere un affidamento condiviso. Anzi, ci sono tribunali — come Roma e Napoli — dove si spinge sul condiviso anche nei casi di fortissimi contrasti.

I conflitti
Prima dell'approvazione della legge si era molto discusso: come si può — ci si chiedeva — obbligare a dialogare due genitori che si detestano e arrivano a utilizzare i figli per farsi dispetti l'un l'altro? «Semplicemente, è successo che la conflittualità si è spostata — dice Maria Giovanna Ruo, avvocato —. È diminuita nella fase iniziale perché non si litiga più tanto sul tipo di affidamento, sapendo che salvo casi gravi sarà condiviso. Ma è aumentato tantissimo il contenzioso non emergente, quello che i giudici non vedono ma che poi finiranno per pagare i minori ».

Il nodo dei soldi
Da nord a sud i genitori non conviventi continuano a provvedere ai propri figli con l'assegno, com'è sempre stato: non ha dunque trovato applicazione il mantenimento diretto previsto dalla nuova normativa. «Sono i genitori stessi a volere un ammontare mensile — dice per tutti Carlo Montella, presidente della prima sezione civile del tribunale di Napoli    Giudice   Giudice   Giudice  — perché l'acquisto diretto da parte di ciascun genitore, chi dei libri, chi dei vestiti, chi del cibo o delle vacanze, sarebbe una fonte continua di lite». Un peso sempre crescente sta assumendo la casa familiare: segue i figli. E sempre più spesso il suo valore viene considerato nel momento in cui si determina l'ammontare dell'assegno di mantenimento.

Maria Silvia Sacchi
12 marzo 2008


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<<Chi ... scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. (Mt. 18, 6-7)>>
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« Risposta #1 il: 12 Marzo, 2008 Ora esatta 16:17:38 »

E' buona cosa che il Corriere si occupi di condiviso .... di solito parla molto poco di noi.

Nel merito trovo un poco sconcertante l'affermazione....

Citazione
Le coppie italiane sanno che la legge è cambiata. Sembrano, invece, far ancora fatica a tradurla nel concreto.
«Soprattutto i padri pensano che voglia dire una divisione degli spazi e dei tempi, un po' di giorni con l'uno e un
po' di giorni con l'altro genitore — dice Maurizio Millo, presidente del Tribunale dei minorenni di Bologna      —.
Ma questa divisione non è nell'interesse del minore ».

SI MA POI i tempi sono GLI STESSI dell'esclusivo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Mentre in condiviso si può stare comunque più tempo con i figli senza dover per forza arrivare al 50%!

E poi che vuol dire "non é nell'interesse del minore" non é nell'interesse del minore applicare la legge!!! Che recita....

Citazione
ART.155....il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione
da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

il dr. Millo avalla in questo modo una folta schiera di avvocati che preferisce per il minore i muri di casa piuttosto che
il padre. Meno male che a Palermo suona un'altra musica....

Quanto al nostro Montella una parte di ragione c'é l'ha il mantenimento diretto integrale può secondo
me essere applicato solo in caso di assegni molto piccoli o perfetto accordo tra genitori... va da se comunque che
GLI ASSEGNI imposti sono in molti casi del tutto irrealistici!!

Tutti questi nomi di giudici sono utili per il Libro Bianco e vi saranno riportati, con i rispettivi commenti.


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« Risposta #2 il: 13 Marzo, 2008 Ora esatta 17:46:25 »

Citazione
Citazione
ART.155....il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione
da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

Quanto al nostro Montella una parte di ragione c'é l'ha il mantenimento diretto integrale può secondo
me essere applicato solo in caso di assegni molto piccoli o perfetto accordo tra genitori... va da se comunque che
GLI ASSEGNI imposti sono in molti casi del tutto irrealistici!!

Tutti questi nomi di giudici sono utili per il Libro Bianco e vi saranno riportati, con i rispettivi commenti.

Jakk
invece personalmente penso che il mantenimento diretto, comunque ed in ogni caso, dovrebbe responsabilizzare i genitori verso i propri figli e far si che ci sia più dialogo. Credo che ciò porti, il minore, a mantenere  quel giusto e dovuto rapporto equilibrato e continuativo con ciascun dei genitori.....etc. etc.
Gradirei un tuo conmmento,
grazie
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« Risposta #3 il: 13 Marzo, 2008 Ora esatta 17:58:27 »

Come ebbi ad esprimermi al riguardo in tempi passati, tutta questa storia è una presa in giro. E' cambiato tutto per non cambiare niente. e continuerà a non cambiare nulla se non cambierà la mentalità del magistrato, voglia o non voglia.

la vecchia legge on statuiva assolutamente l'affidamento esclusivo quale regola di condotta, poi divenuta inderogabile.

bastava  una sentenza interpretativa della corte o addirittura una circolare interpretativa del ministro di gg acchè i giudici si compulsassero nel senso di privilegiare l'affidamento congiunto.

la prova di quanto dico si trova nel fatto che ad oggi nulla è cambiato nei fatti. L'unico effetto positivo è dato dal fatto che intorno alla questione si sta incominciando a sollevare il problema. C'è qualche programino, qualche opinione ... ma ancora parva cosa.

cosa diversa se qualcuno richiamasse i giudici ad una rigorosa osservanza della legge che dovrebbe concretarsi innanzitutto in tempi uguali di permaneza ed eliminazione dell'assegno. Io come già tante volte detto vedrei legittimo addirittura una sorta di diritto di seguito in capo al minore, nel senso che il minore deve cambiare il meno possibile. chi se ne va in altra città deve adeguarsi al bambino. Non il bambino o il genitore vittima costretto a spostarsi.

Bisogna divulgare l'immane ingiustizia. Richiedere l'intervento di organismi nazionali e sovranazionali. diffondere presso la pubblica informazione.

I bambini non devono più essere arma di ricatto. Mai più.
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« Risposta #4 il: 13 Marzo, 2008 Ora esatta 18:02:22 »

paolo.mieli@rcs.it

Egr. Dott Mieli,
se fosse come lei scrive, sull'affido condiviso in Italia,probabilmente molti dei nostri figli non più controllati ed educati,non farebbero i bulli nelle scuole e per strada.
Sono 5 anni che vedo i miei 2 figli 10 ore la settimana.
 
Quando qulcosa cambirà nell'affido condiviso in Italia,io padre, sarò diventato per i miei figli un perfetto estraneo.
 
Sergio Nardelli di Taranto
senata@libero.it
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« Risposta #5 il: 13 Marzo, 2008 Ora esatta 18:13:31 »

Insisto anche sul costo sociale di tutto ciò. tutta questa sofferenza fa male anche alla società, non solo in termini futuri, relativi ad una società malata, affetta da un male terribile che affligge i bambini che saranno la società di domani. ma anche attualmente, quando si reclama un paese in regressione, qualcuno dovrebbe considerare ciò anche quale prezzo del disequilibrio, della frustrazione e della depressione di gente che ha perso identità, proprietà ed affetti.

Mutuando termini oramai desueti, mi piace riflettere sul fatto che i proletari avevano nella letteratura social comunista quale unica proprietà i figli. Oramai siamo andato oltre, siamo arrivati al fondo e abbiamo scavato.

E' questa una società che progredisce. E' questa una società che "ha da fare bene?".
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« Risposta #6 il: 13 Marzo, 2008 Ora esatta 18:36:49 »

Azzzzzzzz solar, come parli difficile! ihihihihhihih
Che sono i proletari?
E' un pò che non sono proletario nemmeno della mia casa!
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« Risposta #7 il: 13 Marzo, 2008 Ora esatta 19:03:24 »

commento subito cricri....

bene se c'é accordo o responsabilità si....allora il mantenimento diretto é la cosa migliore,
ma renditi conto che questa é una situazione abbastanza idilliaca...nelle famiglie normali
moglie e marito litigano sulle spese, se poi sono separati....azzzz (come dice pensavo....)
stiamo ipotizzando che due ex coniugi vadano più d'accordo e siano più responsabili di
quanto lo erano da sposati ? Beh tu puoi dire che lo fanno per i figli, .... può essere ma
ogni caso deve essere valutato a se .... forse, ma questo é un lontano futuro per ora
avremo un giorno il separation manager (come il wedding manager) che insegna ai coniugi
come fare il mantenimento diretto/indiretto capitolo di spesa per capitolo di spesa secondo
le loro esigenze e i loro tempi....ma la realtà é molto peggio per il momento.

vedi anche quanto ho scritto in...

http://www.bandofbroth.altervista.org/php5/index.php?title=L%27assegno_di_mantenimento#Il_principio_del_mantenimento_diretto_in_generale

Quanto al tema generale SOLAR ha ragione i costi sociali sono probabilmente molto alti
e si traducono anche in costi economici non trascurabili...


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« Risposta #8 il: 13 Marzo, 2008 Ora esatta 19:44:17 »

costi sociali ed economici.

Ma sai quante energie sono andate via e ancora andranno via per una guerra senza fine?

Con quale risultato? salute rovinata, carriera rovinata, patrimonio rovinato, psiche rovinata. e cosa più importante, bambini rovinati, che pagheranno il conto di questa assurdità, in età adulta, quando verrà loro presentato.

Ma possibile, dico io, che tanta gente che capisce di tutto, non ha ancora capito di quale dramma si sta trattando? francamente sono allibito ...
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« Risposta #9 il: 16 Marzo, 2008 Ora esatta 19:15:09 »

commento subito cricri....

bene se c'é accordo o responsabilità si....allora il mantenimento diretto é la cosa migliore,
ma renditi conto che questa é una situazione abbastanza idilliaca...nelle famiglie normali
moglie e marito litigano sulle spese, se poi sono separati....azzzz (come dice pensavo....)
stiamo ipotizzando che due ex coniugi vadano più d'accordo e siano più responsabili di
quanto lo erano da sposati ? Beh tu puoi dire che lo fanno per i figli, .... può essere ma
ogni caso deve essere valutato a se .... forse, ma questo é un lontano futuro per ora
avremo un giorno il separation manager (come il wedding manager) che insegna ai coniugi
come fare il mantenimento diretto/indiretto capitolo di spesa per capitolo di spesa secondo
le loro esigenze e i loro tempi....ma la realtà é molto peggio per il momento.

vedi anche quanto ho scritto in...

http://www.bandofbroth.altervista.org/php5/index.php?title=L%27assegno_di_mantenimento#Il_principio_del_mantenimento_diretto_in_generale

Quanto al tema generale SOLAR ha ragione i costi sociali sono probabilmente molto alti
e si traducono anche in costi economici non trascurabili...




Giusta osservazione Jakk, grazie
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« Risposta #10 il: 17 Marzo, 2008 Ora esatta 20:14:22 »

Dovete sapere che quando si parla della nuova legge, i  c.d. tecnici, sarebbe lo sciame di cavallette che sugge sostanze dalle tragedie ossia avvocati giudici c.t. ecc. ecc., sogliono tratteggiare che vi sono  "difficoltà interpretative della legge".

Mò, và bè che c'è la dotrina, la giurisprudenza e tutto il resto, ma cosa ci sta da interpretare. C'è un bambino, un padre e una madre - che oramai hanno una funzione e dei ruoli sociali pressocchè identici (il pressocchè è relativo al padre che di solito conduce vita più ritirata) - e il desiderio del bambino di non vedere sconvolta la propria vita, di stare con i suoi genitori e niente più. ma quali sono le difficoltà "interpretative"?
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« Risposta #11 il: 18 Marzo, 2008 Ora esatta 12:10:17 »

AP
costi sociali ed economici.

Ma sai quante energie sono andate via e ancora andranno via per una guerra senza fine?

Con quale risultato? salute rovinata, carriera rovinata, patrimonio rovinato, psiche rovinata. e cosa più importante, bambini rovinati, che pagheranno il conto di questa assurdità, in età adulta, quando verrà loro presentato.

Ma possibile, dico io, che tanta gente che capisce di tutto, non ha ancora capito di quale dramma si sta trattando? francamente sono allibito ...

APpoggio in pieno il pensiero di solar... non ci vuole la laurea x capire o interpretare una "legge" ke dovrebbe limitare i danni psicologici, affettivi, etc. che si vengono a creare quando una famiglia si separa...
e siamo sempre noi "padri" a perdere la salute, lavoro, il piccolo/a (che è la nostra ragione di vita), la casa etc.

vorrei sentire il commento di tutti voi "colleghi":
come faccio a essere "padre" a continuare lo stupendo rapporto che ho con mio figlio, se tra 20 giorni la madre andra via con lui!!!!! e io x vederlo dovrò fare otto ore di nave+500km di autostrada. oppure un'ora e mezza di aereo+150km di autostrada.
COME SI PUò APPLICARE L'ART. 155 DELLA LEG 2006?????????
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« Risposta #12 il: 19 Marzo, 2008 Ora esatta 18:00:39 »

guarda ... io ho un pensiero preciso, che è al tempo stesso chimera.

ovviamente, in piena concordia con la previsione di legge, nessuno, neppure tra noi ha preso in considerazione la questione .....

Io penso che in caso di separazione il bambino deve contibuare a restare nella città di ultima residenza comune dei coniugi. E chi va via dalla città perde la collocazione (non l'affidamento che rimarrebbe condiviso) del minore presso di lui.

Solo in tal modo si porrebbe fine allo scempio, al disastro di questi poveri bambini (perchè il problema di cui occuparsi dovrebbe essere innanzitutto quello loro), i quali si vedono improvvisamente spogliati di tutto il loro mondo.

Gli operatori del cavolo in questo caso parlano di domicilio coatto che si vorrebbe imporre al coniuge (solitamente la moglie la quale è lei che divorzia, è lei che va via, è lei che prende i figli con se, li ruba). Io controbatterei che si vuole invece imporre al bambino il vagabondare per obbligo, il girovagare di città in città, lo spostarsi. lo spossarsi, fino a quando (perchè, attenzione!, anche questa è una tattica ben precisa) il bambino non si rompe il cavolo e magari preferisce giocare con gli amichetti o passare il pomeriggio giocando in casa, anzichè girare di posto in posto come uno zingarello.

In tutto questo chiaramente il padre ci perde:  tempo, affetti salute e denari.

Mentre la madre se ne sta a casa stravaccata e magari ti guarda pure seccata al ritorno, quando il bambino piange perchè non vuole lasciare il papà, in quanto sei motivo di turbamente (suo della madre non del bambino, perchè è alla madre che rompe il cavolo poi il piccolo.).

Ovviamente questa storia che io percepisco lineare, compiuta, coerente, non trova nessun appoggio. Nessuno si è mai pronunciato su questo ... neppure tra noi che siamo così vittime ...

Deve essere proprio un'idea balzana!!!
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« Risposta #13 il: 19 Marzo, 2008 Ora esatta 18:23:24 »

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caro solar è precisamente ciò ke penso anke io!!!!!
nessuno (madri, tribunali etc) si rende conto del LUTTO ke subisce il bambino, nel lasciare la casa nativa, e i posti in cui ha vissuto e giocato... x seguire la "mamma" dall'altra parte dell'italia!!!
veramente assurdo!
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« Risposta #14 il: 19 Marzo, 2008 Ora esatta 21:30:15 »

Beh io trovo veramente assurdo che tali aspetti non vengano presi in considerazione minima da alcuno.

Per quanto riguarda i giudici, và bè, li conosciamo oramai. ma non c'è stato uno studioso, un politico che vuole prendere voti (eppure ne dicono tante di cazzate!), un uscito di senno che abbia analizzato quantomeno il punto.

Si parla sempre da più parti di crisi della famiglia e più ancora di crescita zero. ma se non si pone un regime di vincoli succederà ancor più che quando le  donne hanno soddisfatto il richiamo biologico alla maternità, doistruggano ogni cosa.

Non vorrei apparire irriverente! ma la maternità, inteso quale impulso sta divenendo una sorta di bisogno primario psicologico, svuotato dei connotati di affettività e limitato al solo aspetto satisfattorio a livello psicologico. Le mamme moderne stanno risolvendo l'equazione parto=defecazione.


Non me ne vogliate!
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